Covid19: Mascherina Si, No e Quali scegliere. Facciamo chiarezza!

Mascherine chirurgiche, DPI e protezione da COVID-19, facciamo chiarezza:

Vista la quantità di richiesta ci teniamo a fare chiarezza sull’argomento mascherine, quali sono le tipologie in commercio attualmente, chi deve, chi può e chi non deve usarle e quali tipi servono.

Differenza tra “mascherine chirurgiche” e “facciali filtranti” o DPI

La prima distinzione da fare è tra le cosiddette “mascherine chirurgiche” e i “DPI”.

Le “mascherine chirurgiche” sono dispositivi medici di cui al D.lgs 25/02/1997 n° 46, prodotti conformemente alla norma EN 14683 e hanno come funzione essenziale quella di proteggere il paziente dalla contaminazione che può provenire dalla vociferazione e, in genere, dall’emissione di gocce di saliva emesse dall’operatore che le indossa. Sono utilizzate in ambiente ospedaliero e in luoghi ove si presti assistenza a pazienti (ad esempio case della salute, ambulatori, ecc).

La norma di riferimento prevede caratteristiche e metodi di prova, indicando i requisiti di:

  • resistenza a schizzi liquidi
  • traspirabilità
  • efficienza di filtrazione batterica
  • pulizia da microbi.

Quindi NON proteggono chi le indossa, ma chi sta vicino.

I “facciali filtranti” o DPI “Dispositivi di Protezione Individuali “sono prodotti conformemente alla norma EN 149 sono quasi interamente costituite da un materiale filtrante e possono possedere o meno una valvola di espirazione.

Servono a proteggere le vie respiratorie del portatore dagli agenti esterni: aerosol solidi o liquidi, si distinguono in tre classi, in ordine di protezione crescente: FFP1, FFP2 e FFP3.

Ai fini della protezione da microrganismi (virus), possono essere considerate idonee solo le semimaschere FFP2 e FFP3.

Proteggono quindi chi le indossa e NON chi sta vicino.

Esistono anche dispositivi certificati contemporaneamente EN 14683 e EN 149, quindi dispositivi medici e contemporaneamente DPI : questi offrono protezione sia a chi le indossa, sia a chi sta vicino.

Equivalenze normative

Attualmente si trovano in commercio DPI con marchiature non UE, conviene quindi fare chiarezza sulle sigle riportate sul prodotto:

N95 è la classe di protezione dei facciali filtranti secondo l’agenzia Statunitense National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) ed equivale alle maschere europee FFP2

N99 corrisponde alla nostra FFP3

KN95 e KN99 sono le analoghe denominazioni secondo lo standard cinese

Misure in emergenza: Mascherine prodotte in deroga.

Le mascherine chirurgiche e DPI, possono essere prodotte in questo periodo di emergenza, sfruttando una temporanea deroga (art. 15 del D.L. n. 18/2020). Il produttore che intende iniziare la produzione o un importatore può oggi immetterli sul mercato dietro l’autocertificazione della loro idoneità e l’invio successivo, entro 3 giorni, all’Istituto Superiore di Sanità o all’INAIL della documentazione che possa attestarla, quindi devono comunque rispettare le norme ed essere testate in laboratorio al fine di verificare le norme sopra riportate.

Ogni altra mascherina reperibile in commercio, diversa da quelle sopra elencate, non è un dispositivo medico né un dispositivo di protezione individuale; può essere prodotta ai sensi dell’art. 16, comma 2, del D.L. 18/2020, sotto la responsabilità del produttore che deve comunque garantire la sicurezza del prodotto (a titolo meramente esemplificativo: che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazione o qualsiasi altro effetto nocivo per la salute, non sono altamente infiammabili, ecc.). Per queste mascherine non è prevista alcuna valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INAIL.

Le mascherine in questione non possono essere utilizzate in ambiente ospedaliero o assistenziale in quanto non hanno i requisiti tecnici dei dispositivi medici e dei dispositivi di protezione individuale. Chi la indossa deve comunque rispettare le norme precauzionali sul distanziamento sociale e le altre introdotte per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Obbligo di utilizzo di DPI nei luoghi di lavoro

Ciò detto e, ai soli fini di protezione dal contagio dal virus SARS-COV-2, essendo primaria la misura del distanziamento sociale di 1 m, nei luoghi di lavoro l’obbligo di indossare il DPI residua nei soli casi in cui tale distanza minima non possa oggettivamente essere mantenuta. Trattandosi di DPI la loro funzione è e resta quella della prevenzione dai rischi residui che permangono solo dopo che altre misure di protezione collettiva (distanziamento sociale) non sono attuabili o sufficienti.

Resta anche primario l’utilizzo di DPI certificati e della corretta classe filtrante in caso questi siano già previsti dalla valutazione dei rischi per determinate mansioni o operazioni normalmente svolte durante le attività lavorative consuete.

Quindi, nei luoghi di lavoro è necessario l’utilizzo della mascherina solo se non è possibile applicare la misura primaria del distanziamento sociale di 1 m, nel caso questo sia possibile possono essere utilizzate anche mascherino prodotte in deroga ai sensi dell’art. 16 del D.L. 18/2020 per maggiore sicurezza.

Cosa succede se alcuni lavoratori non indossano né DPI, né mascherine chirurgiche?

E come comportarsi in quei casi in cui alcuni lavoratori non indossino né DPI, né mascherine chirurgiche? Questa situazione, semplicemente non può essere contemplata, poiché laddove non possa essere garantito il distanziamento sociale, deve essere garantita la protezione individuale. In alternativa e senza eccezioni, l’attività non può essere eseguita.

DPI e mascherine…E comuni cittadini

Per i comuni cittadini occorre ricordare che il Ministero della Salute, conformemente alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, prevede che le mascherine debbano essere indossate solo:

  • se si è infetti;
  • se si deve assistere a distanza ravvicinata una persona contagiata.

Queste indicazioni sono allineate alle evidenze scientifiche e hanno anche la funzione di razionalizzare la disponibilità sul mercato delle mascherine.

E’ importante aggiungere che le regole da seguire sono di nuovo:

  • il distanziamento sociale;
  • il lavaggio/disinfezione delle mani.

Dato che c’è l’obbligo di osservare entrambe tali misure, la protezione individuale deve essere intesa come una misura di prevenzione ulteriore, ma non strettamente necessaria allo stato attuale delle evidenze scientifiche.

Argomento controverso; le mascherine non certificate

Come già accennato, lo stesso Decreto “cura Italia” consente la produzione di mascherine prive di marchio CE (art. 16, comma 2) e il loro utilizzo da parte di tutti gli individui presenti sull’intero territorio nazionale.

Lo scopo della norma è quello di consentire la produzione su larga scala di questi “presidi” e la loro distribuzione sul mercato, senza che queste “mascherine” si configurino come DPI o mascherine chirurgiche. E quindi quale sarebbe la loro utilità? In teoria nessuna. In pratica, non è proprio così, anzi.

Uno studio scientifico ha analizzato vari materiali, confrontandoli con una mascherina chirurgica ed eseguendo anche vari test con portatori, dimostrando una bassa capacità di protezione del portatore di mascherine fatte in casa, ma una certa efficacia di queste nell’impedire la diffusione di droplet.

Quindi, fermo restando in ogni caso il rispetto delle norme igieniche e di distanziamento sociale, le mascherine prodotte in deroga sono utili nel ridurre ulteriormente il rischio di contagio.

Possono essere utilizzati anche in luoghi di lavoro a patto che siano mantenuto il distanziamento sociale, ma in nessun caso questi mezzi possono essere impiegati sui luoghi di lavoro dove il distanziamento NON è possibile ed è quindi necessario l’impiego di un dispositivo di protezione individuale.

Riutilizzo e utilizzo prolungato: si possono disinfettare?

Le mascherine chirurgiche sono da considerare assolutamente monouso, ma le considerazioni sotto possono essere estese in situazione di emergenza anche da quanto sotto riportato.

La norma EN 149 prevede che i facciali filtranti FFP2 o FFP3 accompagnati dalla dicitura NR siano utilizzati “per un singolo turno di lavoro”.

Vari studi dimostrano che “nel mondo reale”, il rischio di intasamento del filtro in ambienti nei quali non sono presenti altri agenti inquinanti è irrisorio.

Il problema è che il filtro è da intendersi contaminato e, pertanto, nell’indossamento successivo potrebbe infettare il portatore.

A prescindere da quanto circolato in rete, da fonti più o meno ufficiali ad oggi sulla scorta di vari studi sembra che i metodi più efficaci siano portare le mascherine oltre 70° C per almeno 30 minuti o sottoporli raggi ultravioletti.

Queste metodologia al momento non sono ufficializzate da fonti certe, poiché, anche se è certa la eliminazione della carica virale possono compromettere il materiale filtrante e/o il suo supporto.

A valle di queste considerazioni, l’impiego dei DPI e delle maschere filtranti deve essere inteso “monouso”, mentre si può consigliare – fin dove possibile – l’uso prolungato dello stesso, a patto di non rimuoverlo mai dalle vie respiratorie alte.

Sicuramente una cosa, però, vale la pena sottolinearla: tutte le volte che ci si leva una mascherina/facciale occorre lavarsi o disinfettarsi le mani.

Come studio professionale la nostra attività prosegue: i tecnici della JRS CONSULTING SRL, sono a vostra disposizione per informazioni e la prosecuzione delle attività programmate se effettuabili a distanza. Ricordiamo che sono erogabili i corsi FAD e che occorre aggiornare il documento di Valutazione del Rischio Covid-19 come indicato nelle precedenti circolari in particolare per la prosecuzione delle attività.

Per ogni informazione scrivete alle singole email o alla info@jrsconsulting.it.

Vi raccomandiamo di continuare a seguirci per restare aggiornati sui futuri sviluppi normativi, al fine di poter continuare la produzione garantendo la vostra salute e quella  dei vostri collaboratori e delle loro famiglie.

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